Romagna Sangiovese Modigliana, Ibbola
Ibola è la vallata con le caratteristiche più estreme: qui le arenarie diventano quasi pure a discapito della componente marnosa, le altitudini raggiungono le quote più rilevanti e i boschi diventano protagonisti assoluti. L’Ibola è la valle più chiusa, quella dove le uve maturano tardi, anche alla fine di ottobre. Il sangiovese qui si esprime su un registro austero ed elegantissimo, con una bocca salata e tagliente e tannini rarefatti. Il naso ha profumi floreali e un accenno terroso che anticipa la grande mineralità della bocca. La chiusura agrumata è una caratteristica dei sangiovese dell’Ibola.

Romagna Sangiovese Modigliana, Tramazo
Tramazzo è la vallata centrale di Modigliana e si apre salendo verso il crinale e prosegue fin nel comune di Tredozio. I terreni sono figli di marne e arenarie con una piccola quanto significativa presenza di argille rosse ed ocra evolute, ma la quota elevata delle vigne, che supera i 600 metri di altitudine,  regala al sangiovese una grande finezza. Il naso è balsamico –elicriso, origano, salvia, eucalipto– e la bocca delicata e profonda. Un vino sottile che in bocca trova energia e infinite sfaccettature. Con il tempo il verde nobile di questi tannini evolve una straordinaria complessità.

Romagna Sangiovese Modigliana, Acereta  
Acerreta è la vallata di confine col territorio alto di Brisighella con il quale ha qualche similitudine. I terreni sono impasti di marne ed arenarie tendenzialmente sciolti, con dominanza di arenarie. Compare una piccola ma significativa quota di argilla che aggiunge ai vini un fruttato algido e la personalità di una trama tannica elegante, ma serrata e fitta. Le altitudini sono più contenute che nelle vallate precedenti ed i terreni più aperti sulla pianura consentono alle brezze marine di arrampicarsi in alto. Il sangiovese cita qui la storia dei vecchi Ronchi di Castelluccio: vini cristallini e verticali, tutti carattere e longevità. Il naso è cangiante –genziana, melagrana, bosco, pioggia–  e la bocca è materica e piena, carnosa e affilata. Un vino di carattere, che esprime il frutto con nitidezza e chiude sulla sapidità e sulle raffinate note terrose tipiche dell’Acerreta. Sullo sfondo la nobile nota verde che si esprimerà negli anni sulla mineralità.

Forlì Pinot Nero, Ecce Draco  
L’Appennino è il terroir italiano più interessante per il pinot nero, che qui, in altitudine, trova un’espressione austera e verticale. Ecce Draco è un pinot nero sottile ed elegante, ottenuto da uve coltivate in alto, a 600 metri slm, in mezzo ai fitti boschi dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Qui il pinot nero parla la lingua nuova delle marne e delle arenarie che caratterizzano i suoli, esprimendosi su un naso austero e profondo che poco concede alle dolcezze del frutto e su una bocca che ha fatto di certe durezze un’occasione di carattere e finezza. Un vino che chiede aria e tempo, classico e freschissimo, agrumato e terroso in chiusura, con tannini delicati e il passo di una longevità che saprà regalargli le originali note balsamiche di questo terroir.